Piano utilizzazione arenile

In merito alla proposta di deliberazione del Piano di utilizzazione degli arenili, mi duole rilevare che l’Amministrazione non ha coinvolto la cittadinanza (associazioni, ordini professionali, organizzazioni e cittadini) istituendo tavoli di lavoro sul tema al fine di garantire un proficuo confronto, come peraltro indicato dal Regolamento n. 57/2006, che prevede la partecipazione della cittadinanza non solo nell’adozione degli strumenti di pianificazione in senso stretto, ma anche sui progetti di trasformazione.

Nella proposta si evidenzia che la gestione della res publica verrà affidata a privati senza stabilire dei criteri standard da rispettare o delle prescrizioni ambientali.

Dai tempi della legge Galli si sottolinea come la privatizzazione è ormai divenuta un jolly nella descrizione e nell’analisi della politica e della società contemporanea.

Nel nuovo PUA viene presentata la “passeggiata lineare su una porzione di arenile superiore ai 5 metri di battigia” senza prevedere però dei controlli o un quadro normativo sanzionatorio esponendo la disciplina al rischio inevitabile di impieghi non conformi, considerando anche che tale porzione di arenile adibita al transito non può essere perimetrata.

Tale proposta, infatti, non permette di individuare una fascia di rispetto in zona costiera che ne garantisca la tutela attiva per contrastare la sempre crescente domanda di trasformazione del suolo.

Inoltre non tiene conto che la spiaggia non ha un equilibrio statico, ma dinamico.

Questo vuol dire che in un determinato intervallo di tempo si mantiene di ampiezza costante se la quantità di sabbia che viene asportata durante le tempeste è più o meno uguale a quella che le arriva nei momenti più
tranquilli.

Normalmente una spiaggia si modifica molto durante le diverse stagioni: nel periodo estivo la spiaggia emersa è ampia, poco acclive e le barre sommerse sono vicine alla riva e poco profonde, mentre in inverno la spiaggia emersa è ridotta, acclive e le barre sommerse sono più lontane e
profonde.

Nel PUA, per quanto concerne le spiagge ricadenti nel settore naturalistico 11 e 12, si prevede il divieto all’utilizzo di dispositivi di pulizia meccanica dell’arenile antistante i cordoni dunali lato mare per una fascia longitudinale di almeno 10 metri. In merito, si rappresenta che il divieto di pulizia meccanica dovrebbe essere atteso per tutto il nostro litorale in quanto tale operazione modifica il naturale profilo della spiaggia rendendola più vulnerabile alle mareggiate e, di conseguenza, ai
fenomeni erosivi.

Si annuncia, inoltre, l’abbattimento del lungo muro al fine di garantire la visuale verso il mare tutelando però gli edifici storici con valore architettonico e senza progettare interventi in grado di ripristinare le dune costiere.

Infine si indica la necessità di realizzare dei dispositivi in grado di evitare il trasporto della sabbia sulla strada o sui marciapiedi.

Ovviamente è un intervento coretto e sensato, ma si evidenzia che la finalità primaria delle barriere frangivento è quella di ripristino o restauro del sistema dunale.

Dette strutture, come è noto, vengono realizzate allo scopo di controllare e contrastare i meccanismi di erosione eolica favorendo la deposizione delle sabbie.

Tale obiettivo si ottiene adoperando degli schermi porosi perpendicolari alla direzione prevalente del vento in modo tale da ridurne la velocità e indurre la deposizione del sedimento in carico, la cui entità è proporzionale al tasso di trasporto eolico.

Le barriere frangivento, inoltre, sono utilizzate quando l’erosione è concentrata soprattutto nella parte sommitale delle dune o quando l’erosione è limitata alle dune embrionali.

A cura della Dott.ssa Ilaria Falconi

Tecnico ISMEA presso il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale DISR III – Agricoltura, Ambiente e Agriturismo.

Consigliere SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale) Sez. Lazio

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